Il miele allo zafferano

Il nuovo “nettare d’Abruzzo” è stato appena commercializzato dall’apicoltore guardiese Alfonso Bianco.

Morbido, dolce, dal profumo inebriante e dal contenuto nutrizionale unico.
Il soggetto è “sua eccellenza” il miele, anzi il nostro miele, quello prodotto cioè, nei tre Parchi Nazionali d’Abruzzo, in quello regionale del Sirente-Velino e nella provincia teatina che, ultimo censimento Istat alla mano, vanta la maggiore concentrazione di alveari in Italia.
Una leccornia o, meglio, un vero “distillato delle stelle” che si distingue tra i diversi e numerosi nettari italiani per la sua dose superiore alla media di “nutraceutici”, ossia di molecole a spiccata azione antitumorale. Ma il prodotto delle laboriose api operaie non è soltanto un elisir dalle straordinarie virtù benefiche apprezzato e valorizzato fin dall’antichità dai fautori della scienza medica ma anche e soprattutto una preziosa fonte di minerali come zinco, magnesio, potassio, vitamine (C, B6, B5, B2 e B1), di zuccheri tra i quali il glucosio e il fruttosio, di aminoacidi essenziali, di steroidi e di antibatterici.
Nelle nostre oasi verdi se ne producono diverse qualità, perlopiù monoflora; di santoreggia, di girasole, di erba sulla, di acacia, di eucalipto e “dulcis in fundo” di lupinella, pianta spontanea regina del Parco Nazionale della Majella dai cui grappoli di fiori rosa le api bottinano, all’interno della propria borsa melaria, la più straordinaria officina biologica della natura, un bianco nettare fluido che, degustato, trasmette al palato tutta la sua perfetta purezza, il soave sapore e gli aromi più veri di un territorio montano per molti versi ancora incontaminato.
Segreti delle isolate arnie d’alta quota ben conosciute, queste ultime, da Alfonso Bianco, apicoltore di Villa San Vincenzo, frazione di Guardiagrele il quale, dopo anni di nomadismo lungo gli itinera callium alla ricerca di floricolture da analizzare e studiare in laboratorio, sta per immettere sul mercato il miele allo zafferano unendo così due alte specificità alimentari della forte terra d’Abruzzo. “Non è un esperimento casuale o una trovata commerciale ma il frutto di un mirato studio sensoriale e organolettico – dice Bianco con orgoglio – dove i sapori e le fragranze fiorite fungeranno da etichetta a quello che si prepara a essere un vero trionfo della natura; posso anticipare che già in questa prima fase di preparazione spiccano il profumo del fieno fresco delle nostre montagne e quello più intenso e magnetico del prezioso croceo di Navelli”.
L’estate 2009 si apre, dunque, all’insegna di una nuova ghiottoneria che non mancherà di far primeggiare la valenza di questo gustoso alimento dall’energia vitale nella fitta griglia delle tipicità italiane.

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