Il Circuito di Pescara 1924/1939

Con una “marcia automobilistica di regolarità” inizia, il 21 agosto 1923, il preambolo di una fra le più esaltanti corse in circuito, la Coppa Acerbo. Per la maggior parte degli italiani l’automobile appare ancora espressione di pochi privilegiati ai quali sorte favorevole consente il lusso di una vettura a motore. Essa marcia a velocità folli, sollevando nugoli di polvere e compiendo stragi di incolpevoli pennuti. I più la guardano sì con interesse e ammirazione, ma anche con malcelato e riverenziale timore. Lo sport vive infanzia eroica e pionieristica, le popolazioni circondano i corridori automobilistici di romantica ammirazione. I benpensanti, più o meno velatamente, li confinano invece nell’improduttivo limbo degli inutili rompicollo, sperperatori di avite fortune.
Un appassionato pilota abruzzese, il marchese Diego de Sterlich Aliprandi, quell’anno promuove l’organizzazione di una gara di regolarità auto-motociclistica concomitante con la Settimana Abruzzese, che si celebra a Castellammare Adriatico dal 19 al 26 agosto sotto l’alto patrocinio di Giacomo Acerbo. Città di partenza, Roma; transito per Rieti e Aquila; traguardo, dopo 264, 200 chilometri di marcia, a Castellammare Adriatico, sì ridente centro balneare ma pure embrionale apice commerciale dell’intera regione.
Ottenuta approvazione e ufficializzazione dell’iniziativa dall’Unione Moto Auto Dilettanti Italiani, de Sterlich cerca appoggio e patrocinio per la manifestazione al prof. Giacomo Acerbo, nobile di Loreto Aprutino, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, vero figlio d’Abruzzo. Della terra natale l’uomo politico indirizza, segue e sostiene tutte le idee vitali e moderne utili alla sua promozione civile e sociale. Accolto l’invito, il politico lungimirante concede all’evento patrocinio e proprio nome legandolo a tre coppe: per le biciclette a motore, per i motocicli, per le automobili.
Fra i veicoli a due ruote sono ammesse le biciclette a motore, con cilindrata fino a 125 e media di Km/h. 30; le motociclette sono ripartite fino a 350, fino a 500 e fino 750 cc. mentre quelle sidecar toccano i 1200 cc., la media è di 45 chilometri orari per tutte. A eccezione delle prime, devono essere equipaggiate da turismo, cioè con parafanghi, tromba per segnalazione acustica e portabagagli. Fra le automobili sono ammesse “tutte le vetture da turismo regolarmente collaudate e bollate e corredate da carrozzeria da turismo fino alla cilindrata di cmc. 3500. Per carrozzeria da turismo si intende quella che ha posti di larghezza normale, con cuscini a molla, e munita di parabrise, di capote, di parafanghi in lamiera fissati allo chassis e alla carrozzeria, di pedane, di apparecchi regolamentari e funzionanti per la illuminazione e per il segnalamento…”. La media da mantenere per l’intero percorso è di 45 chilometri orari. Il quotidiano romano “Il Messaggero” dota le classi 1500 e 2000 di consistente montepremi, stabilendo in 1000 lire il premio per i vincitori.
Così, alle 5 del 21 agosto 1923, una lunga teoria di vetture di ogni marca, intervallate di un minuto l’una dall’altra, prende il via dalla barriera daziaria di Ponte Salario, a Roma, diretta verso Castellammare Adriatico, per la conquista della Coppa Acerbo.
Tempo stabilito: cinque ore, cinquantadue minuti e 16 secondi. Una folla entusiasta, dimentica del tradizionale riserbo, abbandona le abituali occupazioni per fare ala al passaggio delle vetture. La coralità della risposta è generale lungo il percorso, da Passo Corese a Rieti, da Cittaducale ad Antrodoco, da Popoli a Pescara. Della gara si conosce il solo nome del vincitore: Diego de Sterlich Aliprandi.

Francesco Santuccione
Giornalista e Scrittore

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