Cibi e luxus di Roma imperiale
Duemila anni fa, nella Roma imperiale, i nostri progenitori - pur essendo “potenti”, avendo sconfitto tutti i loro nemici e avendo esteso il loro dominio su quasi tutti i territori conosciuti - soffrivano della stessa nostra precarietà quotidiana: il bisogno di cibo. E’ questa una necessità primaria dell’uomo, ieri come oggi, e così speriamo che sia anche domani: sentire il desiderio di mangiare, cioè ricercare, scegliere, preparare e infine gustare il cibo per il benessere psico-fisico e anche, se possibile, per mantenere lo stato di salute.
I Romani sono stati maestri sul controllo della produzione e dell’utilizzo delle derrate alimentari (Leggi Annonarie) e sulla cura del corpo. Nelle loro terme non mancava la palestra e l’olio d’oliva veniva usato più come cosmetico che come condimento!
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Il convivium dei Cesari
“Il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. E’ cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. E’ il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla”. Così scrive Massimo Montanari, autore di pagine memorabili dedicate alla storia dell’alimentazione, fondamentali nella rivalutazione della tavola come elemento basilare di civiltà.
Quando ci si occupa di storia romana, troppo spesso si trascurano o si sottovalutano gli usi e i costumi dei nostri progenitori a tavola. Fin dai primi anni trascorsi sui banchi di scuola, apprendiamo come i figli di Romolo combattevano, governavano, costruivano e componevano grandi opere; quasi mai ci viene detto come mangiavano, se non nelle occasioni in cui il cibo influenzò in maniera determinante il corso degli eventi.
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I piaceri culinari del triclinium
Ho accettato con vivo piacere l’invito rivoltomi dal giornalista Stanislao Liberatore alla presentazione di questo libro perché esso si aggiunge, con successo, a quei lavori che hanno riportato la storia dell’alimentazione da una dimensione episodica e gastronomica, a volte poco accuratamente documentata, su un terreno dove interessi storici, sociologici e antropologici convergono e germogliano. L’elencazione meticolosa e storicamente ben documentata fatta dall’autore sulla varietà delle risorse vegetali e animali, sulle vivande in uso e sui procedimenti culinari, di ciò che era considerato gustoso
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Biglietto di sola andata
Una storia d’amore, giunta a un culmine che è al tempo stesso l’inizio di una dolorosa e forse anche incerta separazione; l’ebbrezza dei sensi, la tenerezza per i tanti piccoli, intimi gesti e per i vezzi fisici dell’amata; l’idea dominante che quel particolare incontro ha segnato una profonda cesura nell’esistenza dell’autore, quasi una rinascita fisica e mentale dettata dall’amore; l’oscura ma incrollabile certezza che la lontananza non allenta, anzi rinserra i legami affettivi, per il suo stesso preservarli dall’abitudine.
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Raffaello e Urbino - dal 04 aprile al 12 luglio 2009 - Palazzo Ducale, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino