Regina di Miele 2011 - IX Edizione - 24 e 25 settembre 2011 - Tornareccio (CH) [...]

Zafferano,
il fior fiore delle spezie

01.04.2006 08:00
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Tra un processo e l'altro dell'Inquisizione spagnola, il domenicano padre Santucci da Navelli trovò il tempo e il modo di riportare al paese natio qualche bulbo ben nascosto.
Infatti, alla corte di Ferdinando e Isabella erano previste pene severissime non solo verso moriscos e marrani, mistici e protestanti, ma anche per coloro che avessero fatto varcare, ai preziosissimi bulbi, i confini della cattolicissima nazione. Furono tre, secondo la storia mischiata a leggenda, le "cipolle" che vennero calate un bel giorno nella fertile terra della Piana. Il monaco ci lavorò sopra, correggendo la tecnica di coltivazione spagnola e creandone una tutta locale. E quella volta la scampò proprio bella: gli spagnoli non si accorsero di nulla e il paese trovò d'incanto quella che, per secoli, è stata la sua sola risorsa e che oggi è tornata al centro dell'attenzione con un articolato processo di rilancio di una coltivazione diventata anche oggetto di studio e di ricerca. Da allora (XIII-XIV secolo) lo zafferano di Navelli è tornato a varcare di nuovo i confini. Oggi è simbolo del paese in Italia e all'estero, dove viene esportato. Tra i mercati preferiti c'è quello tedesco. Ma ai giorni nostri la preziosa spezia ha assunto il nome di zafferano dell'Aquila, un marchio dietro al quale si nasconde ancora una produzione genuina, contadina. Non sono macchine, ma mani callose e operose a piantare i bulbi, raccogliere i fiori (operazione che si svolge all'alba, prima che il sole si levi provocando l'apertura dei petali) separare gli stimmi (la parte rossa, dalla quale si ricava il prodotto finito) dagli stami e dal fiore campanulato e curarne l'essiccazione. Un lavoro fatto a mano "perché le macchine rovinerebbero tutto", come fa osservare Silvio Sarra, 70enne presidente-fondatore della cooperativa Altopiano di Navelli che produce il ricercatissimo zafferano dell'Aquila venduto nelle caratteristiche bustine oppure nei vasetti. Un prodotto che ha ottenuto, di recente, anche l'importante riconoscimento Dop (Denominazione d'origine protetta). Insomma, è diventato un marchio tutelato e inconfondibile, al riparo dai diversi tentativi di imitazione che, oggi come ieri, sono all'ordine del giorno.
La spezia cantata nella Bibbia (Cantico dei Cantici) e da Omero, da Ippocrate e da Ovidio, il fiore violaceo che al tempo dei romani scendeva giù dai bei soffitti a cassettoni come pioggia profumata - per allietare la mensa degli imperatori - è al centro di un programma di rilancio. Quest'anno se ne sono raccolti 50 chilogrammi ed è stata, secondo quanto riferiscono gli stessi produttori di Navelli, una stagione buona. Sono stati toccati - e aperti uno a uno - qualcosa come dieci milioni di fiori. Insomma, un lavoro certosino che i più anziani continuano a fare animati da una grande passione, e che non tutti, tra i più giovani, hanno voglia di proseguire. Per tutti questi motivi, il sindaco di Navelli Paolo Federico ha messo lo zafferano alla base di un programma finanziato con fondi europei (progetto Interreg IIIB area Cadses per lo sviluppo di un turismo sostenibile) "che", spiega il sindaco, "ha come obiettivo principale la rivalutazione di una coltivazione che va scomparendo. Lo zafferano è stato associato al ricco e variegato sistema delle erbe officinali che tanto successo stanno ottenendo nella medicina e nella cucina moderna. L'oro rosso è da sempre legato alla nostra piccola comunità e, nel tempo, ha saputo regalarle notorietà e ricchezza. La mia speranza è che le attività realizzate con il progetto possano dare nuovo impulso alla crescita turistica ed economica del nostro territorio, grazie a un rinnovato interesse verso le sue innumerevoli risorse".
I 50 chilogrammi di adesso sono ben poca cosa rispetto ai numeri del passato. Si narra che se ne producessero addirittura 4000 nel 1500. Lo zafferano divenne persino oggetto di tassazione: la costruzione della basilica di San Bernardino all'Aquila venne finanziata grazie alle gabelle imposte sulla preziosa spezia. Lo zafferano, poi, divenne la principale merce di scambio su un mercato che dall'Aquila raggiungeva Firenze, Milano, Venezia e da lì approdava sul suolo straniero. Inevitabile, però, giunse il declino: la peste, le guerre, i terremoti e le imposte sempre più elevate fecero calare la produzione a un solo chilogrammo, nel 1646. Sotto i Borboni di Napoli ci fu una certa ripresa della coltivazione, poi scemata di nuovo fino ai numeri attuali. Oggi la cooperativa Altopiano di Navelli, che ha sede nella frazione di Civitaretenga, conta 80 associati, che rappresentano circa il 95 per cento del totale dei produttori. Il costo medio al consumatore dello zafferano è di 14 euro al grammo. Nata nel 1971 con 45 aderenti, la cooperativa raccoglie il prodotto _ che viene conferito dai singoli associati _ e si occupa della trasformazione e del confezionamento. La rete di vendita è capillare, ma non si serve di nutrite schiere di rappresentanti. Lo zafferano, insomma, si "vende" da solo. Finisce anche all'estero, ma prioritariamente vengono prese in considerazione le richieste che giungono dall'Italia. C'è anche un mastro pastaio abruzzese che si serve della spezia per farne un formato particolare e dall'inconfondibile colore giallo.
Del resto, anche oggi, come pure nei secoli passati, l'impiego principale dello zafferano è quello della cucina. Basta appena un pizzico di "oro rosso" per far cambiare colore e sapore al risotto, che finisce per assumere anche il caratteristico aroma. Molti altri piatti della cucina mediterranea vengono realizzati con gli stimmi rossi essiccati. Si va dai primi piatti, ai secondi di carne e di pesce fino alle frittelle allo zafferano e al gelato "giallo". Insomma, zafferano in tutte le salse. Dagli stimmi rossi è stato ricavato persino un liquore, denominato "Zaff 99", arricchito anche di altre erbe aromatiche e considerato un ottimo digestivo.
Da alcuni mesi, poi, lo zafferano viene studiato anche in laboratorio. Il convento di Sant'Antonio a Civitaretenga (XIII secolo) oggi, dopo un attento restauro, si candida a diventare la sede della produzione, lavorazione e promozione, nonché dello studio e della ricerca non solo sullo zafferano ma anche sul tartufo, l'olio di oliva e le varie piante officinali. La costruzione di una serra, la costituzione di un laboratorio, l'organizzazione di seminari, mostre e punti vendita sono le principali iniziative intraprese dal Comune per recuperare una produzione locale di inestimabile valore "e", come si sottolinea da più parti, "trascurata da troppo tempo". Il progetto ha coinvolto anche le scuole. Ha ottenuto un grosso successo, infatti, l'iniziativa "Conosciamo lo zafferano" che ha portato i giovani studenti delle medie inferiori in visita guidata al convento di Sant'Antonio, allo scopo di sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza delle tradizioni locali. Le visite si sono svolte durante le fasi della raccolta dello zafferano, che avviene a partire dalla metà di ottobre, e hanno consentito ai ragazzi di conoscere la storia di questo fiore "miracoloso". Tra l'altro, lo zafferano è diventato pure un gioco. Infatti, nell'ambito di un progetto nazionale - predisposto dal ministero per l'agricoltura e patrocinato dalla presidenza della Repubblica - la classe quarta C (sesto circolo) della scuola elementare Pineta di Pescara ha vinto il primo premio del concorso "Che gusto c'è?", con la realizzazione di un gioco di società denominato "L'oca gioca con lo zafferano".
I prodotti tipici di Navelli - oltre allo zafferano vanno citati i ceci, caratteristici in quanto piccoli e saporiti, l'olio di oliva, per il quale è stato organizzato anche un corso di assaggiatori (sta per essere avviata la seconda edizione, dopo il successo della prima) e le mandorle, sia amare che dolci - hanno trovato un momento di diffusione e di promozione nella mostra mercato denominata "Il chiostro dei sapori", dove sono state esposte e divulgate anche le qualità delle piante officinali (malva, genziana, camomilla, sambuco, elicriso, ginepro e timo).
Insomma, Navelli vuole rimettere al primo posto i suoi prodotti tipici, tra i quali lo zafferano, che brilla di luce propria. Quei tre bulbi trafugati dalla Spagna secoli e secoli fa possono tornare a essere, oggi, il punto di partenza per un nuovo rilancio economico.

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Saffron, the Supreme Spice


During the Spanish inquisition, the Dominican friar “Santucci da Navelli” found the time and the means to transport some well hidden saffron bulbs to his native land. Saffron, the Supreme Spice In fact, in the court of Ferdinand and Isabel there were severe punishments, not just for the Moors, Protestants and Mystics, but also for those who exported the precious bulbs from Spain. The friar planted three bulbs in his fertile soil and worked on perfecting the Spanish cultivation techniques and created a new local variant. The Spanish never found out what he had done and his village discovered this new resource to improve their poor local economy, which has today become the centre of attention and an object of study and research. Today, saffron is once again being exported and is the symbol of the village, both in Italy and abroad: one of the largest foreign markets is Germany.
Today this product is known as “Saffron from L’Aquila”, but behind this trademark there is still a traditional method of production. Machinery cannot be used as the saffron would be damaged, so everything is done by hand; the planting; the harvesting of the flowers (an operation performed at sunrise before the petals open), separating the stigma (the red part that produces the final product) from the stamens and bell shaped flowers, and the drying process.
Silvio Sarra, the founding president of the “Altopiano di Navelli” cooperative, produces a very refined saffron that has recently obtained the “Dop” certification (Protected Origin Denomination), so now his saffron has a protected and unmistakable trademark that cannot be copied, to discourage the frequent attempts to imitate it which have occurred throughout the ages. Now there is a proposal to re-launch this spice, that was mentioned in “Song of Songs” in the bible, also by Omero, Hippocrates and Ovidio, with its violet flower that in Roman times hung from the ceilings to add a splash of fragrant colour to the Emperors mealtimes.
This year has been a good season with 50 kilos of saffron being harvested, as always, by hand. This is the main reason why the younger generation is reluctant to continue the work that the elders do with passion, so the mayor of Navelli, Paolo Federico, has included saffron in a program founded by the European Community that aims to encourage the continuation of this activity that was liable to disappear. Saffron has been associated with the officinal herbs that have great success both in medicine and in modern cooking. With this new project there is the hope that there is a new insurgence of tourists to the area boosting the local economy thanks to this “red gold”. The 50 kg produced this year doesn’t seem much when compared to the reported 4000 kg harvested in 1500. Saffron production was heavily taxed and the construction of the basilica of San Bernardino in L’Aquila was financed thanks to the spice.
It became a means of exchange on the domestic market, starting in L’Aquila but reaching Florence, Milan and Venice, from where it was exported throughout Europe. Inevitably came the decline caused by wars, the great plague, earthquakes and the high levels of taxation: in 1646 the annual production was only 1 kg. Under the Bourbons of Naples there was a small growth in production that continued until the modern age. Today the Altopiano di Navelli cooperative totals 80 members who represent 95% of the total of the producers with saffron retailing at €14 per gram. This cooperative, founded in 1971, collects the saffron from the associates and deals with the processing and packaging. There is no need for extensive marketing as the spice is a product that sells itself. Firstly they satisfy the domestic market and then the foreign demand.
The main use of saffron is still in cooking; a tiny amount of the red powder is all that is necessary to change the flavour of a simple dish, especially if you are able to mix it with the dough when making fresh pasta. Many Mediterranean dishes are realised with the dry red stigmas, including; first courses, meats, fishes and even ice-creams. Someone has even invented a liqueur called “Zaff 99” that is suggested to help with digestion.
Also, for some months saffron has been studied in laboratories. Today, the restored 13th century convent of “Sant’Antonio a Civitaretenga”, is a candidate to become the seat of production, manufacturing and promotion plus research, both for saffron and other products such as; truffles, olive oil and several officinal herbs. The local council hall has decided to build a greenhouse and a laboratory to organise meetings and exhibitions with the aim of recuperating the precious local production that has been neglected for too long. This project also involves the local schools with children visiting the convent to witness the harvesting and production so the skills are not lost by future generations and the local economy can recreate the auspicious success of the past. Saffron has also been used with great success in Italy in the national game for schools “What does it taste of?” with local school children winning various awards.
Typical products from Navelli, other than saffron, include; chickpeas that are particularly small and tasty, olive oil and sweet and bitter almonds. To promote these products, there are several local events held annually. One is an olive oil tasting course and a market exhibition called “Il chiostro dei sapori” in which they exchange knowledge of the officinal plants such as; mallow, gentian, camomile, elder, juniper and thyme.
Basically Navelli has the intention of re-launching all its products, especially saffron that, thanks to those three “purloined” bulbs, might be the starting point of a new economical miracle.

info@encounterabruzzo.it

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