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L'Arte Orafa in Abruzzo

L’oreficeria abruzzese ha origini che risalgono al XIII secolo
01.05.2006 08:00
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“Il metallo prezioso, acquistato con le fatiche assidue di più generazioni, custodito per anni ed anni nel forziere profondo, rimesso in luce ad ogni nuovo giorno di sponsali…” così Gabriele D’Annunzio nel Trionfo della Morte (1894) si soffermava a descrivere l’uso che le genti abruzzesi facevano dell’oro, molto spesso unica ricchezza e ornamento delle instancabili contadine tratteggiate dalle pennellate veriste del Patini.
L’oreficeria abruzzese ha origini che risalgono al XIII secolo, quando in una regione povera e impervia, dalle vie di comunicazione difficili e priva di risorse minerarie, mutano le condizioni politiche e sociali grazie agli Svevi. Molti artigiani giungono in Abruzzo per la realizzazione di grandi opere artistiche. Sulmona, che al tempo di Federico II di Svevia fu capitale sia amministrativa sia economica della regione (fu anche prescelta a sede del Giustizierato e di una delle sette fiere annuali del Regno), rappresenta il crocevia della cultura. La città peligna diventa ben presto la città campione della scuola orafa. La lavorazione dell’oro si diffonde in tutta la regione con la nascita di diversi centri artigianali. Calici, patene, pastorali, reliquiari, croci processionali lavorati mediante la tecnica dello sbalzo e del cesello e arricchiti di smalti e pietre caratterizzano l’oreficeria abruzzese dalle origini. Si diffonde così la saggiatura dei metalli preziosi per accertare la perfetta rispondenza della lega alla normativa corrente. Il manufatto viene sottoposto a verifica e contrassegnato con il punzone, bollo del luogo. Nel 1406 re Ladislao di Durazzo autorizza il rinnovo del marchio degli orefici di Sulmona consegnando all’orafo Nicola Piczulo il sigillo “SUL” per segnare tutte le opere d’oro e d’argento. La punzonatura in Abruzzo va in disuso nel corso della prima metà del XVI secolo. Ciò nonostante l’arte argentaria venne praticata nel XVII e nel XVIII secolo. Oggi è possibile ammirare questi capolavori sia nel Museo civico di Sulmona, dove c’è una sezione dedicata all’argenteria e oreficeria della scuola sulmonese, sia nelle chiese dell’aquilano e del pescarese.
Nella seconda metà del XVIII secolo l’influenza di Napoli e Roma condiziona l’attività degli artigiani abruzzesi che comunque dimostrano una grande abilità nel rendere i manufatti d’oro e d’argento davvero originali. Pescocostanzo e Scanno insieme a L’Aquila videro nell’800 l’affermazione di artisti qualificati che diedero vita a quell’oreficeria legata agli usi e costumi delle classi popolari, tradizione che non ha conosciuto tramonti.
Nei centri di Scanno e Pescocostanzo i primi manufatti vengono realizzati in argento. Tra gli oggetti ancora oggi conservati (alcuni esemplari più antichi si possono ammirare nell’antica oreficeria della famiglia Di Rienzo di Scanno) vi sono bottoni, grapp e ciapp (fibbie e fermagli per gonne e corpetti) decorati con figurazioni simboliche; a queste si aggiungono fermagli per mantelle da uomo, fibbie per scarpe, spilloni per il copricapo femminile, aghi e ditali per il ricamo e il cucito, fermagli passafilo (per sostenere e far scorrere il filo di lana nel lavoro a maglia) e altri oggetti. Ancora oggi questi oggetti affascinano tutti coloro che soggiornano a Scanno, nota località turistica. Acquistati i costumi scannesi sia femminili sia maschili, i turisti richiedono ai Di Rienzo la realizzazione di tutti gli ornamenti che un tempo completavano l’abbigliamento tipico del centro lacustre.
Tra gli oggetti curiosi prodotti dai maestri orafi c’era anche la “teca” che i fidanzati si scambiavano per mantenere il legame amoroso. Usate prevalentemente dai pastori che andavano lontano, le teche conservavano capelli o peli intimi dell’innamorata.
Durante la fiorente stagione del XIX secolo si sviluppa in Abruzzo la tecnica della filigrana in oro e argento. Questa lavorazione permette di realizzare manufatti leggerissimi, di grande effetto decorativo, consistenti in sottilissimi fili intrecciati, battuti e saldati intorno ad un telaio seguendo motivi spiraliformi e floreali. I disegni, da cui ancora oggi gli orafi prendono spunto, hanno somiglianze con il merletto del tombolo (altro tipico prodotto artigianale). La lavorazione in filigrana prendeva origine dalle opere di Nicola da Guardiagrele, artigiano eclettico citato dal Vasari e dal Filarete per le sue eccezionali doti artistiche, che ha contribuito a imprimere all’oreficeria abruzzese caratteristiche tipiche. I gioielli in filigrana, pur unendo molti centri della regione (Pescocostanzo, Sulmona, Scanno, L’Aquila, Chieti, Lanciano, Vasto, Ortona, Orsogna, Casoli, Castiglione Messer Marino, Guardiagrele, Teramo, Campli, Nereto, Giulianova, Penne), vengono realizzati con varianti che contraddistinguono le varie località. Ne è un esempio l’oggetto simbolo dell’Abruzzo: la “prsntos”, medaglione a forma di stella, con uno o due cuori al centro e contornati da spiralette realizzate in filigrana o in cordellina semplice. Questo gioiello veniva creato con molte varianti del motivo classico sia perché ogni orafo voleva differenziarsi sia perché lo eseguiva seguendo una richiesta specifica. La presentosa, battezzata così da D’Annunzio nell’opera “Il Trionfo della Morte” veniva data dal fidanzato come “presente” per ricordare alla sposa l’impegno di matrimonio preso con lui. Gli orafi oggi realizzano la presentosa attingendo dalla tradizione per rivisitarla in chiave moderna. Simbolo della terra d’Abruzzo, questo ciondolo rappresenta uno dei doni più importanti tra quelli che venivano offerti in occasioni nuziali. Tra gli oggetti preziosi figuravano le “circej”, orecchini a navicella con pendenti formati da vaghi aurei, da perle o da chiodini sagomati oscillanti.
A Scanno la madre dello sposo li regalava alla giovane infilandoglieli alle orecchie in occasione della prima visita a casa di lei. Solitamente ad ogni oggetto che le veniva donato seguiva una frase augurale come “puzza cambà cend’ann!” (possa tu vivere cent’anni), “puzz’avè fij ommn!” (possa tu avere figli maschi) etc.
Anche la “cannatòra” insieme al “petto d’oro” (tuttora proposti dagli orafi) faceva parte dei doni che la famiglia dello sposo offriva alla giovane sposa. La prima (la cannatòra) è una collana girocollo, chiamata così perché veniva accostata alla gola, formata da sfere o ovali aurei decorati a sbalzo. Il “petto d’oro” o “pettorale” veniva applicato sull’abito nuziale per mezzo di due occhielli posti all’estremità. Questo gioiello era ed è tuttora realizzato abbinando festoni di lamina d’oro traforata e cesellata con ciondoli ed eventuali fili di cordoncino tubolare. Pare che la suocera mettesse la collana al collo della giovane nuora per investirla dell’incarico di collaboratrice nella casa-azienda familiare. Gli orafi di Scanno perpetuano la tradizione anche dell’anello nuziale. Due i tipi: il più antico è il modello con le mani congiunte su un cuore, le “manucce”. L’altro, chiamato “cicirchjat” veniva creato in fusione con il castone rettangolare decorato da bugne semplici oppure contornato da filigrana; sembra che questo anello fosse riservato agli uomini e che venisse tramandato di padre in figlio. La grande tradizione orafa a Scanno si rinsalda grazie anche all’estro della famiglia di orafi Di Rienzo. Sarà proprio uno di loro, Armando, a creare nel 1926 un altro gioiello: “l’amorino”, Questo oggetto prende spunto da un accessorio, il fermaglio passafilo, che la donna scannese indossava insieme ad altri ornamenti. Originariamente era uno spillone rigido. Di Rienzo pensò di dargli movimento, creò, smontate, la corona, le ali con l’amorino e la parte finale del ciondolino, lo impreziosì sostituendo le pietre con perle, coralli, turchesi e rubini. L’amorino ha avuto un tale successo da ricevere nel 1960 un premio a New York in occasione di una mostra internazionale. Sin dalla sua creazione l’amuleto viene ripreso da molti orafi abruzzesi.
Oggi botteghe orafe caratterizzano i centri storici delle località che hanno dato lustro a questo tipo di artigianato: Sulmona, Scanno, Pescocostanzo, Guardiagrele. Nelle scintillanti vetrine è possibile ammirare, accanto a manufatti dal design moderno, i gioielli emblemi della tradizione. Sperimentazione e memoria sono infatti il binomio sul quale puntano gli aspiranti artigiani della sezione di oreficeria dell’Istituto Statale d’Arte “Gentile Mazara” di Sulmona, nato un secolo fa con l’intento di tramandare i segreti dell’artigianato abruzzese nei settori più rappresentativi: ceramica, tessile e oreficeria. Seguiti dagli insegnanti Mauro Imperatore (arte del gioiello), Angela Presutti (progettazione del gioiello) e Nicola Ranalli (arte degli smalti) gli studenti della sezione di oreficeria di questa scuola apprendono e si cimentano nelle tecniche antiche e moderne della lavorazione dell’argento, dell’oro e dell’incastonatura di pietre semipreziose. Fucina di nuovi talenti, l’istituto si propone di continuare la grande tradizione dell’artigianato locale e di fornire nuovi spunti per ricreare una nuova “età dell’oro”.

Tra gli oggetti curiosi prodotti dai maestri orafi c’era anche la “teca” che i fidanzati si scambiavano per mantenere il legame amoroso. Usate prevalentemente dai pastori che andavano lontano le teche conservavano capelli o peli intimi dell’innamorata.

La presentosa, battezzata così da D’Annunzio nell’opera “Il Trionfo della Morte” veniva data dal fidanzato come “presente” per ricordare alla sposa l’impegno di matrimonio preso con lui.

info@encounterabruzzo.it






Abruzzo and Gold


“The precious metal, bought with the constant effort of many generations, kept for years and years in profound safety, only brought out for every new wedding day…” Gabriele D’Annunzio in Trionfo della Morte (1894) described how the people from Abruzzo treasured gold, often the only opulence of the untiring farmers during the middle ages.
Goldsmiths in Abruzzo have their origins in the 13th century when, thanks to the Swabians, this impervious and poor region, with difficult lines of communication and without mineral resources changed their political and social conditions. Many manufacturers came to Abruzzo to realise their masterpieces. In the time of Frederick II of Swabia, Sulmona was the administrative and economic capital of the region and it quickly became home to major schools for goldsmiths, a crossroads of different cultures. The goldsmiths became diffused throughout the region with the founding of many centres of craftsmanship. .
Goblets and chalices, rings, shrines and processional crosses, embossed and worked by hand, enriched with enamels and precious stones characterised the work of the goldsmiths from Abruzzo. All the articles produced were controlled and stamped with the local hallmark which became widely known in recognition of the high quality work done by the local craftsmen. In 1406 King Ladislao di Durazzo authorised the renewal of the mark of the goldsmiths of Sulmona, consigned to the goldsmith Nicola Piczulo, the sign “SUL” which was used to mark all the gold and silver articles originating there. Hallmarks became disused in Abruzzo in the first half of the 16th century, so the local hallmarks are not present on later works from the 17th and 18th centuries. Today it is possible to admire early masterpieces both in the Civic Museum in Sulmona, where there is a section dedicated to the local gold and silver, and in the churches of L’Aquila and Pescara. .
In the second half of the 18th century, the influence of Naples and Rome changed the activities of the goldsmiths that continued to show a high level of originality working in both gold and silver. Pescocostanzo and Scanno together with L’Aquila saw an affirmation of the artistic qualifications that breathed life into the gold used and worn by the popular classes, traditions that still continue. In the town centres of Scanno and Pescocostanzo the first pieces were worked in silver. Of the objects still preserved to this day (some of the oldest examples can be admired in the antique goldsmiths of the Di Rienzo family from Scanno) there are examples of buttons called “grapp” e “ciapp”, used to fasten and decorate skirts and bodices; shoe buckles; women’s brooches; thimbles for sewing and embroidery and many other objects. Even today, these artefacts are an excellent reminder of the prestigious past enjoyed by Scanno, now a noted tourist destination. .
When tourists buy the traditional Scanno costumes from Di Rienzo, they often ask for all the decorations to match the original ones from bygone times. Some of the more curious objects produced by the ancient master goldsmiths were “teca”, small caskets which were exchanged by engaged couples in which they kept locks of hair to remind them of their loved one. During their thriving season during the 19th century, the goldsmiths in Abruzzo developed a “filigree” technique with silver and gold. This method, using an extremely thin wire, allowed very intricate, delicate and lightweight objects to be constructed, often in spiral or flower shape forms. Designs still produced by the goldsmiths today resemble, in their level of complexity, intricate lacework (another typical local craft of the area). The first filigree work is attributed to Nicola of Guardiagrele, a versatile and skilful goldsmith who contributed heavily to this technique being adopted as a local character istic of gold. The technique became widely diffused in the whole region with subtle variances in the technique distinguishing the origin of the finished articles. .
A good example of this work is the symbol of Abruzzo “la prsntos”, a star shaped medallion with one or two hearts in the centre surrounded by filigree spirals. This again has many variants as each goldsmith wished to have his work readily identifiable, each one having his own style and signature, with many of the medallions being produced to individual requests. This pendant gets a mention in the opera “Il Trionfo della Morte” by D’Annunzio when he mentions that this precious gift was given by him to his fiancée as a reminder of her promise to marry him. Another precious object called “circej”, (filigree and pearl earrings) is given by the future mother-in-law to the impending bride when they first meet. Many of these objects have phrases in local dialect that accompany them, such as; “puzza cambà cend’ann!” (may you live a hundred years!) or “puzz’avè fij ommn!” (may you have many sons!). Also the “cannatòra” (a necklace) together with the “petto d’oro” (a brooch to be put on the wedding dress) were often given by the family of the groom to his young bride. The bride was then assumed into the family business to repay the generosity of her new family. There are also two types of traditional wedding rings produced by the goldsmiths of Scanno. The oldest is called “le manucce” and is styled with joined hands holding a heart, the other called “cicirchjat” was created with a rectangular mounting often plain or sometimes with the surround with filigree patterns. It seems that this particular ring was reserved exclusively for the men and was handed down from father to son. .
The great tradition of the Scanno goldsmiths continues to strengthen thanks to the inspiration of the Di Rienzo family. Armando Di Rienzo created a notable example of work in 1926, a cupid pendant and pin realised in silver, gold, turquoise semi-precious stones, pearls, coral and rubies. This object started out as an accessory, a large shawl fastener that the women from Scanno wore together with other accessories. Ordinarily it was a rigid pin, but Di Rienzo allowed his to move, creating the crown, the wings of the cupid and the final part of the pendant separately, decorated with the semi-precious stones. His version was very successful and received an award at an international event in New York in 1960. This charming creation has now been emulated by many other goldsmiths in Abruzzo, and today the gold shops characterise the historic centres that were the traditional “gold” towns; Sulmona; Scanno; Pescocostanzo and Guardiagrele. In the scintillating window displays it is possible to admire, alongside the more modern pieces, examples of the traditional jewellery still produced to this day by the master craftsmen. .
Experimentation and memory are the two bywords of the aspiring goldsmiths in the jewellery section of the “Gentile Mazara” Art Institute at Sulmona, founded a century ago with the intention of handing down the secret skills of the craftsmen from Abruzzo in the most representative sectors, such as; ceramics, textiles and working with gold. Encouraged by the teachers, Mauro Imperatore (jewellery art), Angela Presutti (jewellery design) and Nicola Ranalli (enamel art) students learn and apply old and new techniques in the working of silver, gold and the mounting of semi-precious stones. Forging new talent, the institute aspires to continue the great tradition of local goldsmiths, furnishing the launch of a new “Golden Age”.

info@encounterabruzzo.it

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