Barrea: un gioiello verde e blu
“La natura deve essere parte dell’architettura così come l’architettura deve essere parte
della natura: i due termini sono reciprocamente complementari”. E’ stata questa, in sintesi,
la riflessione con la quale l’architetto ticinese Mario Botta ha cercato di acclarare il suo
pensiero sul tema “Il dialogo tra il progettista e la natura”.
Un’espressione colta, tipica di chi non soltanto per professione ma anche e soprattutto per
indole ha sposato l’organizzazione dello spazio come atto di ragione; un’espressione che
Charles Edouard Janneret, passato alla Storia con lo pseudonimo di Le Corbusier ha
utilizzato come “filosofia dell’esistenza, come stile di vita” e che, senza alcuna
esagerazione, può essere ricondotta alle case di pietra a faccia vista, alle cesellate
stradine e al lago artificiale che ha armoniosamente impreziosito un abitato di per sé già
possente e multiforme identificato, anticamente, con l’araldico nome di Vallis Regia e che
oggi si legge e si scrive Barrea, ovvero “la perla verde e blu del Parco Nazionale
d’Abruzzo”.
Barrea, dunque, non è soltanto un piccolo borgo di montagna, arroccato su uno sperone
roccioso, come uno dei tanti gioielli massificati ubicati lungo l’intera dorsale appenninica;
Barrea è un luogo il cui unicum, permeato di storia e di leggendario mistero, è incastonato
nel territorio protetto più antico d’Italia le cui nobili vestigia e l’illustre passato hanno
impresso un segno indelebile tra la natura e le cime isolatamente ostili all’homo erectus.
La grande Storia ha testamentato che i “barreani” discendono dalla popolazione
preromanica dei Sanniti: “boni viri” che legarono, nel bene e nel male, il proprio destino a
quello dell’Urbe.
Attualmente, lungo le rive del lago o nel vicino sito archeologico di Alfedena abbondano i
resti dai quali si evincono le tracce di questo periodo. Vi è tuttavia un documento ufficiale
risalente all’anno 996 nel quale compare, per la prima volta, il toponimo Vallis Regia: in
esso si deduce che il borgo barreano fu donato al duca di Spoleto nell’epoca oscura e
terribile dell’anarchia feudale e delle incursioni barbariche.
Forse, proprio per proteggersi da un feroce attacco degli Unni, gli abitanti del fondovalle si
rifugiarono a ridosso di un monastero benedettino in posizione strategica sullo strapiombo
del fiume Sangro. Ancora oggi quello ”studio” (nome tipico con il quale è a tutti noto il
monastero) resiste, millenario, all’incuria degli uomini e all’assalto impietoso del tempo.
Da lì, lungo la fiancata sud-occidentale delle gole del Sangro, gli abitanti di Barrea hanno
dato vita, nei secoli successivi, a un groviglio di case praticamente inespugnabili e protette
da un lato dalla natura e, dall’altro, da una incantevole muraglia chiusa da due porte
d’accesso e sorvegliata da altrettanti torrioni difensivi visibili e intatti: la Torre Quadrata e
quella Rotonda che rappresentano un caposaldo in materia di specifica collocazione
urbanistica e architettonica.
Le successive vicende storiche di questo comune rispecchiano quelle della stessa regione
dannunziana e, più in generale, dell’Italia comprese le tristi e sanguinose vicende legate
alle due guerre mondiali e ai forti terremoti.
Non va sottovalutato, inoltre, il ruolo attivo che proprio la popolazione di Barrea ebbe a
recitare nella lotta al brigantaggio post-unitario in Abruzzo: il circondario, in particolare il
monte Pallottieri e il fitto bosco di Schiapparo fungevano da nascondiglio ideale per
fuorilegge del calibro di Angelo del Guzzo, Gaetano Patella e Rosario Cellini, tutti
malfattori che avevano giurato fedeltà al famigerato “boss” Croce di Tola da Roccaraso e
che furono catturati, nel bel mezzo dell’estate del 1871 (non senza spargimento di
sangue), dall’eroico carabiniere piemontese Chiaffredo Bergia, princeps dell’Arma e del
Regio Esercito Italiano.
La Vallis Regia, dunque, potrebbe assurgere al ruolo di piccola protagonista nel
raccontare la sua storia millenaria fatta di grandi e piccoli avvenimenti ma, forse, oggi
preferisce dar notizia del proprio presente e sperare in un futuro sul quale pure incombono
lo spopolamento e la marginalità socio-economica ma che lascia intravedere, nel turismo,
la sua risorsa trainante. Il territorio barreano, infatti, è un autentico caleidoscopio di
bellezze naturalistiche che vanno dai paesaggi appenninici coperti di conifere alla
presenza discreta e suggestiva di specie floro-faunistiche altrove praticamente scomparse.
L’abitato che domina la valle forse più bella di tutto il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e
Molise è circondato, nei suoi versanti longitudinali, da una corona di montagne solenni che
culminano nei 2249 metri del selvaggio Monte Greco; i fianchi dei
massicci sono coperti da foreste con prevalenza di faggio e sono solcati da corsi d’acqua,
quasi tutti tributari del fiume Sangro che, sbarrato a fine valle da una diga, ha creato un
lago artificiale di ulteriore suggestione estetica. Dal centro storico o poco fuori di esso
partono splendidi itinerari che consentono di raggiungere, con vari livelli di difficoltà, le
mete più importanti di questo angolo di parco: il lago Vivo, il rifugio di Forca Resini e il lago
Pantaniello.
Il soggiorno, consigliato in ogni stagione a tutti gli amanti della natura per ritemprare lo
spirito, ammirare paesaggi straordinari e misurarsi con la montagna abruzzese, è reso più
confortevole e godibile dalle molteplici strutture turistiche che consentono di apprezzare
l’ospitalità, la cucina tipica e le individualità artigianali di questa terra forte e generosa e
l’humanitas della sua gente caparbia e laboriosa.
Barrea: a green and blue jewel
“Nature has to be part of architecture just as architecture has to be part of nature: the two terms are reciprocally
complementary.” This has been, in synthesis, the answer furnished by the Swiss architect Mario Botta, during a conference
recently held by him with the theme: “The dialogue and the comparison between Man and Nature.”
A cultured expression, typical of someone who has focused his inclination on the organisation of space as action of reason;
an expression that Charles Edouard Janneret, also known by the alias “Le Corbusier”, said “Philosophy of existence is a
style of life”. Without any exaggeration, the stone houses, the narrow streets and the artificial lake all harmoniously
complement each other and give a strong identity to Barrea, today known as " The Pearl of the National Park of Abruzzo."
Barrea is not only a small mountain village, located on a rocky spur like many others situated along the Apennine range;
it is also a unique part of history and tradition set in the more ancient and protected region of Italy, whose noble and
illustrious past has engraved an indelible link between nature and the isolated mountain peaks, hostile to homo erectus.
History has witnessed that the people from Barrea "The Barreani" descend from the pre-Roman population of the Sannitis:
that linked their destinies to the village. Currently, along the shores of the lake or in the nearby archaeological site
of “Alfedena”, traces abound from this period. There is an official document from the year 996 in which the ancient name
of Barrea, “Vallis Regia”, first appears. This mentions that Barrea was given to the duke of Spoleto during the dark and
terrible feudal times in Italy, a period noted for its anarchic regimes and barbaric raids.
Perhaps, mainly to protect themselves from the fierce raid of the Unnis, the inhabitants of the valley floor sheltered near
a Benedictine monastery in a strategic position on the precipice of the river Sangro. Even today the monastery still exists
and has withstood the ravages of careless men and the assault of time and the elements. In the following centuries, the
inhabitants of Barrea built a tangle of practically impregnable houses along the south-western side of the valley.
Everything is protected by nature on one side and by observation towers; one round and one square; and defensive walls on
the other. History reveals stories of this town that mirror other examples found in Italy, bloody wars, rivalries and even
devastating earthquakes.
The area played an active role in Abruzzo also after the unification of Italy. Fighting took place against outlaws such as
Gaetano Patella and Rosario Cellini, who hid in the dense Schiaparro woods and on the nearby Pallottieri mountain.
These bandits had sworn allegiance to the notorious “Cross of Tola” from Roccaraso and were captured at the end of the summer of 1871 by Chiaffredo Bercia who was an officer in the Regal Italian Army.
Vallis Regia, could therefore play the role of a protagonist in telling its history of small and large events, but, today
it prefer perhaps to give news of the present which is depopulating and suffering from a poor local economy. But there is
great hope for the future thanks to the growth in tourism which is becoming the main source of income. In fact, the
territory is an authentic kaleidoscope of natural beauty that goes from the Apennine landscapes covered with conifers,
through to the discreet and suggestive presence of rare flora and fauna that have disappeared elsewhere.
The village, that dominates the most beautiful valley in the whole of the “National Park of Abruzzo, Lazio and Molise”
is surrounded by a ring of solemn mountains that culminate in the 2249 m of the “Monte Greco”, whose sides are covered
by thick Beech forests and ploughed by water courses, almost all tributaries of the River Sangro that is restrained at
one end of the valley by a dam creating the pretty artificial lake. From the historical centre and surrounding area,
depart some splendid walks that allow you to reach the most important destinations found in this part of the park, such as;
Lake Vivo, the Forca Resini mountain refuge and Lake Pantaniello.
A visit is recommended year round to all nature lovers to fortify the soul, admire the extraordinary landscapes and
to confront the Abruzzo Mountains. This is made more comfortable and enjoyable by the various tourist facilities that
allow you to appreciate the hospitality, the local cuisine and the singularity of this strong, kind and generous land
and its sincere and cordial people.
Regina di Miele 2011 - IX Edizione - 24 e 25 settembre 2011 - Tornareccio (CH)