Abruzzo, antologia della natura
Di fronte alla Majella, massiccio montuoso che affonda le sue origini in epoche
remotissime e pre-cristiane il turista si trasforma, quasi per ossequioso rispetto, in un
naturalista; si sente permeato dalla forza di questa roccia che, ancora oggi, è chiamata
dagli abruzzesi “Montagna Madre” in onore di Maja, la dea di pietra.
Ma chi era Maja? La leggenda narra che in Frigia, antica regione dell’Asia Minore,
vivevano delle altissime guerriere dette “magellane” e che una di queste, Maja, partorì per
amore di Zeus, sul monte Cillene, in Arcadia, un figlio bellissimo e gigantesco a cui fu
imposto il nome di Ermes. Durante una cruenta battaglia, però, Ermes fu ferito gravemente
e la madre fuggì con lui verso Occidente dove c’era il Monte Paleno ricco di erbe
medicinali capaci di guarire qualsiasi male. Quando arrivarono trovarono il monte ancora
coperto di neve e quindi sprovvisto della pianta desiderata: un inconveniente, quest’ultimo,
non preventivato dagli dei ma che provocò la morte del giovane araldo divino gettando
Maja in un’infinita disperazione; il pianto di lei risuonò per molti giorni sui monti e nelle valli
tanto che Zeus, impietositosi, volle dedicare al figlio un alberello dagli sgargianti fiori gialli:
il maggiociondolo. Per questo motivo, sempre secondo la leggenda, il Monte Paleno fu
chiamato Majella in onore della più giovane guerriera delle Plejadi, divenendo così la sua
tomba e il suo tempio.
Nella conformazione delle sue rocce molti intravedono i lineamenti della dea pietrificata
che guarda e protegge i figli d’Abruzzo ed è da questa attenta osservazione fatta sia dai
pastori, che dai marinai, che deriva l’appellativo comunemente usato di “Montagna
Madre”. E’ una considerazione acuta e profonda che fa emergere una fisionomia specifica: l’unità
geografica e l’identità antropica del territorio abruzzese nei cui confini si danno convegno i
due maggiori massicci della catena appenninica: il Gran Sasso e, appunto, la Majella, le
“belle addormentate” che dalla foce del Pescara si stagliano intere e nettissime ai primi
rosei raggi del sole come all’azzurro violaceo dell’imbrunire.
Sono i monti sui quali si sono fissati gli occhi di chine auree della letteratura mondiale
come Francesco Petrarca che ha battezzato la Majella, Domus Christi per sottolinearne la
sacralità o l’intellettuale marsicano Ignazio Silone che ha definito il massiccio, la “Tebaide
d’Abruzzo”, per metterne in risalto la ricchezza con il quale custodisce i resti del passato;
ma sono anche i simboli primitivi dei suoi abitanti, “i taciturni dalle spalle quadre”, così
come sono stati trasmessi ai posteri da Gabriele d’Annunzio che si gemellano
caratterialmente con una natura di difficile accesso per la presenza di mille forre, di grotte,
di incassati canyon e di strette valli rigogliose di acri odori balsamici ornate di querce,
aceri, bossi, abeti e lussureggianti faggete.
Encounter Abruzzo è anche questo: un viaggio nel viaggio nel quale è possibile scrivere le
sequenze delle immagini rimaste impresse più nel cuore che nella mente, di paesaggi fatti
di tanti minuscoli spicchi di terra dai colori vergini, di acque cristalline e di profumi primitivi
e dove, sulle frantumate pietraie d’alta quota del Gran Sasso d’Italia, nidifica il piviere
tortolino, un simpatico uccello artico che ha scelto la fredda e riparata conca del
Calderone, ovvero il ghiacciaio più a sud d’Europa, per dare continuità alla sua specie.
Attraverso queste pagine, infine, Encounter Abruzzo desidera lanciare al turista o meglio,
al naturalista, un messaggio etico: calcare il suolo di questa terra significa rispettare il
patrimonio custodito dagli abruzzesi attraverso millenni, fatto di profondi insegnamenti e di
forti emozioni. Soltanto così il “viaggiatore verde e blu” si renderà parte integrante di un
tessuto umano e sociale che contribuisce, giorno dopo giorno, a far vivere ancora, per la
gioia nostra e di altre generazioni a venire, quell’oasi di bellezza e di civiltà che è
l’Abruzzo.
Regina di Miele 2011 - IX Edizione - 24 e 25 settembre 2011 - Tornareccio (CH)